Sono Francesca, nata con un ciuffetto di capelli rossi un pomeriggio di giugno del 1985, in Sicilia, alle pendici del vulcano Etna. Appena ho imparato a camminare ho scoperto la mia passione: aprire sportelli e cassetti alla ricerca di tesori nascosti da conquistare. Ero ancora una bambina quando, proprio in un cassetto del salotto di casa, ho visto per la prima volta i Tarocchi. Un mazzo ancora nuovo, con tutte le carte lucide e lisce, mai toccato da nessuno. “Ce lo hanno regalato”, disse mia madre. Iniziai subito a giocare. Prima con lo sguardo, perdendomi nella bellezza dei volti dei personaggi e nella purezza dei colori e delle forme. Poi dandogli voce, come fossero esseri vivi, parlanti, e pure in dialogo tra loro. Mi veniva istintivo, naturale. E soprattutto, era un gioco assai bello.

Poco tempo dopo venne a trovarci una ragazza che sapeva leggere le carte. Il suo modo di parlare e di trovare significati in quelle figure mi affascinò talmente tanto che mi esplose dentro all’improvviso un big bang di gioia. In quel momento si originò in me un mondo meraviglioso. Cominciai ad imitarla, proponendo a parenti e amici una lettura per gioco. Tenevo le carte in una borsetta rossa, grande quanto la mia mano, sulla stoffa vi avevo scritto con un Uni Posca bianco il mio nome e il mio cognome. Poi arrivarono il liceo, l’adolescenza, il Teatro e la Scrittura. Mi sentivo volare. Purtroppo arrivò anche un ciclone nero che mi travolse la vita, causando in me un vero e proprio blackout. Mi dimenticai della mia gioia. Della borsetta rossa. Del mio nome, e dei Tarocchi. 

Ci vollero diversi anni perché la vita mi riportasse in me, e perché i miei occhi avessero la capacità di vedere non più il buio ma la luce. Col tempo sono diventata una narratrice, una drammaturga e una pedagoga teatrale. Fino a che, una sera d’autunno del 2012, a Parigi, sono stati ancora una volta i Tarocchi a presentarsi davanti a me. Da allora non ci siamo più separati. Li ho studiati, letti, interpretati, ci ho creato racconti, ci ho dormito insieme mettendoli sotto al cuscino. Li ho amati. Benedetti. E fusi a me. Una storia di scelta e di consapevolezza. Una storia d’amore.